martedì 9 settembre 2008

Apertura prima linea


Contrapposizione ed identità


"Il fatto che si tolleri qualcuno è lo stesso che lo si condanni. La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata" (P.P.Pasolini, Gennariello, 13 marzo 1975).


Che l'identità si fondi sul rifiuto, sull'eliminazione, è un fatto di senso comune. Come potrei definirmi se non in contrapposizione a ciò che non sono? Eppure l'identità è sempre in formazione, in espansione-diversificazione, e ciò avviene accogliendo il diverso, l'altrui. Non c'è in questo un'evidente contraddizione?


-Sabato 6 settembre - Monte del Burriac (Cabrera de Mar, Barcelona) - issamento della bandiera catalana - personalmente presente come musicista solista (esecuzione di un canto catalano e dell'inno catalano "els segadors")- Evento di interessante spirito comunitario. Quella catalana è una comunità che esce con profonde ferite dal passato (regime franchista). La sua identità si costruisce a volte per contrapposizione (a quella cosiddetta "spagnola"), ma si sviluppa in primis per valorizzazione di caratteristiche culturali proprie (prima di tutte quella linguistica, ma non solo, letteraria, musicale, gastronomica...). L'identità spagnola anch'essa si alimenta per autovalorizzazione ma - a differenza della catalana che nella sua radicalità inneggia alla separazione - quella spagnola finisce per misconoscere caratteri locali esclusivi altrui in nome di una rassicurante unità-uniformità predefinita. Ciò nonostante la società nel suo complesso non è xenofoba, ma al contrario caratterizzata da un carattere antropologico comune: l'interesse per l'altro e il diverso. Sia le iniziative politiche, sociali e culturali, sia i mezzi di informazione riflettono questo interessamento di base.


L'italia è tutt'altro. Non esiste più spirito di comunitarismo culturale. O meglio, è talmente frammentato che non ha alcun potere decisionale capace di richiamare le istituzioni verso veri progetti innovatori (che siano di carattere sociale, interculturale, pedagogico..). Esiste oramai un totale divorzio tra politica-società, direi un disinteresse reciproco, un marginalizzazione mutua. La tolleranza del diverso - che prima si accontentava solamente d'ignorare - si è oramai dichiarata nelle vesti della condanna e del disprezzo, quando invece "conoscere" è il primo assioma per lo sviluppo. L'individualismo impera, scava fosse d'ignoranza e vivifica il liberismo capitalista. I mezzi di comunicazione di massa hanno perso quella funzione pedagogica che li caratterizzava ai loro albori (vedi il ruolo della TV nella formazione dell'italiano medio mezzo secolo fa). Vige la legge del più scaltro, è assente qualsiasi sguardo lungimirante che miri a uno sviluppo che non sia economico-consumistico. Un capitale pubblico disponibile non esiste, ogni surplus ricade nei buchi neri delle lobby e dei singoli. Infatti c'è ricchezza, ma solo individuale (e questo vale sia che si tratti di ricchezza delle tasche o delle menti). E ciò che più preoccupa: non c'è volontà di cambiare questo quadro.
Una delle ragioni di questo blog è quella di richiamare voci per la rivendicazione di tale volontà al cambiamento e per la discussione sulle possibili modalità attraverso cui farla emergere.



4 commenti:

  1. On s'inscrit ! Mais où ?

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  2. J'ai ajouté une section inscription, si ça marche, je ne suis pa sure. Autrement, donnez-moi votre e-mail; j'ai la possibilité (il m'a semblait) de vous ajoindre à une liste de max. 10 persons.. On verra bien si ça marche.

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  3. trovo verissima la tua citazione sulla tolleranza, ma mi chiedo chi non lo è neppure? con che stato d'animo affronta la vita?

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  4. Un passo avanti, forse, sarebbe di non limitarsi a tollerare, ma cercare di conoscere. Questo -penso - non è un semplicemente immedesimarsi (operazione astratta), ma un mettersi pratico in gioco per condividere un'altra maniera di guardare la vita. Chissà forse scopriremmo qualcosa che era anche nostro, ma a cui davamo un'altro nome, qualcosa che avevamo dimenticato e che vive nell'altro in maniera differente, medesimo ma sott'altre vesti.

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