martedì 23 settembre 2008

Tutto sommato c'è dell'ordine implicato

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A volte lo sentiamo arrivare.
I giornali web sembrano d'un tratto impazziti o insaviti per la natura e la qualità dei loro articoli.
Questa volta l'onda è grande, è mondiale.
Che sia in corso un cambiamento epocale, questo è indubbio: la fine delle riserve di petrolio s'appressa alle porte (resisti ghiaccio sull'antartide! Aumentiamo le nostre freddure).
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Bush sta per andarsene, non senza il sollievo di molti in questo mondo, e già sogniamo il faccione sorridente d'obama, altra novità epocale (!;;! scongiuri). Eccolo il giorgione Junior, come un bimbo - sul suo palco, il suo ultimo discorso (ma quando ca.. finisce sta commedia! No ce la famo più!) - imbronciato ad accusare i terronisti (dalla regia mi consigliano di far finta di niente) ad imbarbire ancora i cattivoni salvatisi per ora dai suoi raudi mortali (Iran-Siria).
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E intanto la brolla crolla, pardon, la borsa crolla: vedrete! ce lo racconteranno sui banchi di scuola, cambiando tono della voce, sentirete! "Prime regole pedagogiche ai valori capitalistici" (sti soldini non se staccano più! mannaggia - e mettetece "civilizzazione", di materia, come in Spagna) - ma che ci importa? In fondo non ci è mai importato nulla, tasche vuote avevamo, tasche vuote ci rimangono (tra un pò ce sta quello che ce lascia le braghe però). Per fortuna che a calarsele ci sta il nostro sarkordormo, eddai che ci scappa un'eventone! G14 (Cina ed India in più! Uaz! [aspetta , però: com'è che 8 + 2 fa 14? mistèèr...].
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"L'evento se sta produsciendo, stammo pef fare - come se disce -u big ban".
Alla fine il frittellone ha fatto il botto, ma non quello che ci si aspettava. Non è che cominciamo ad accorgerci che qualcosa sfugge - ovviamente- alle vostre costose previsioni? Big Bang! Particella deddio! Attela! STolopone dee..Hik. Suvvia, ma che ce crediamo d'esse! Non ne abbiamo idea! Beh, mo ce l'abbiamo el ciambellone e mo ce lo mangiamo, e contenti di non sapere che c'esce (ce ie voiio mètte anch'io cento euri come Stephen Hawkins!)
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E togliamoglieli ai camorristi gli arresti domiciliari... [mavvedi tu che ce costa sentì!] e togliamogli per una buona volta anche tutti i privilegi politici! Piglia la palla!
(daie una mano tu topo gigione [eppure due ali] al faccia de platano! eppoi revolution!)
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Che quando le cose girano, se mettono a girà!
Sarà ora! ( verai...)
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Domani [magari] - che è bello -
sorridi a chi t'incroci.
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(repubblica web del 23-24 settembre e D.Bohm, La totalità e l'ordine implicato)

sabato 20 settembre 2008

Lettere dall'attualità





"L'Italia non sta vivendo altro che un processo di adattamento alla propria degradazione, da cui cerca di liberarsi solo nominalmente" (P.P.Pasolini, Abiura dalla Trilogia della vita, 15 giugno 1975).



Negli scritti raccolti sotto il nome di "Lettere luterane", Pier Paolo Pasolini ci parla in maniera appassionata della preoccupante fisionomia che in quegli anni cominciava a caratterizzare la società italiana alle prese con la rivoluzione capitalistica. Oggigiorno questi scritti parlano ancora alla nostra sensibilità, a noi che in quel decadimento ci ritroviamo oramai come in una realtà di fatto accertata e alla parvenza immutabile. Noi - noi troppo spesso privi di memoria, quella memoria di valori, valori che ci venivano - più o meno direttamente - dal mondo rurale del dopoguerra, realtà nella quale si era formata la nostra anima e la nostra intelligenza sociale ed esistenziale. Valori - il rispetto, l'umiltà, l'accoglienza, la consapevolezza della propria ignoranza conoscitiva ... - valori - dicevo - che si depositavano dai padri nei figli come semi senza parole.

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L'attuale stampa italiana è costantemente intrisa di fatti di cronaca, ma di una cronaca la più nera e la più sbiadita al tempo stesso. "Certo, una volta non c'era il televisore, ma era lo stesso - dicono - semplicemente non se ne era a conoscenza di certi fatti". Oggi - invece - ogni giorno sappiamo di un nuovo delitto o misfatto. A che ci è servito allora l'esserne informati? Perchè - mi domando - in italia l'informazione sembra non raggiunge le coscienze ? sembra non educarle? ma al contrario le chiude - degradandole - dentro a dei gusci di indifferenza, come se "tutti si sono adattati o attraverso il non voler accorgersi di niente o attraverso la più inerte sdrammatizzazione"? (P.P.Pasolini, Ibidem). Già pasolini aveva intuito infatti questo divorzio tra la cronaca - ossia la storia reale del paese - la presa di coscienza da parte del "pensiero pubblico". Mi riferisco qui a quella cosiddetta "opinione pubblica" che costituisce l'insieme dei giudizi e delle riflessioni sulle quali si muove l'azione politica e sociale. Così, nel 1975, Pasolini scriveva sul Corriere della sera:


"Perché questa diacronia tra la cronaca e l'universo mentale di chi si occupa di problemi politici e sociali? (...) A cosa si deve questo vuoto, questa diacronia? Perchè la cronaca che è stata così importante dal 1945 in poi, è ora chiusa in un reparto stagno, relegata in un ghetto mentale? Analizzata, sfruttata, manipolata, è vero, in tutti i modi possibili suggeriti dalle norme del consumo, ma non collegata con la "storia seria", non resa, cioè significativa? (...) la realtà è nella cronaca "fuori del palazzo [le istituzioni]" e non nelle sue interpretazioni parziali o peggio ancora nelle sue rimozioni. Ma questa cronaca vi vuole sconvolti in una crisi di valori, perchè il potere, creato in conclusione da noi, ha distrutto ogni cultura precedente, per crearne una propria, fatta di pura produzione e consumo e quindi di falsa felicità. La privazione dei valori vi ha gettato in un vuoto che vi ha fatto perdere l'orientamento, e vi ha umanamaente degradati. La vostra "massa" è una massa di criminaloidi a cui non si può parlare in nome di niente. Le vostre poche élites colte - socialiste o radicali o cattoliche avanzate - sono soffocate da una parte dal consumismo e dall'altra dalla disperazione"


(Fuori del palazzo).
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Penso ai recenti fatti di cronaca nera come l'omicidio d'Abdul Guibre o la strage di extracomunitari nel casertano. Due massacri emblematici, ubicati ai due estremi (geografici-ideologici) di questa nostra italietta alla deriva (la milano leghista e la sua realtà "civile" e la terra di gomorra con la sua realtà sociologica nascosta), due delitti efferati che mostrano come il sottofondo oscuro della degradazione non sia relegato unicamente all'ambito malavitoso o camorristico (secondo delitto) ma agisca inconsciamente anche nell'animo dell'italiano medio (il pestaggio e l'uccisione a sprangate del 19enne Abdul da parte di due comuni cittadini). Ambedue causati da un attaccamento al denaro (nuovo dio della modernità capitalistica), ambedue intrisi di razzismo, ambedue specchi di una mentalità indifferente, egoista, chiusa, ignorante, dimentica... "..non c'è alcuna soluzione di continuità tra coloro che sono tecnicamente criminali e coloro che non lo sono... il modello di insolenza, disumanità, spietatezza è identico" (Ibidem).

E' vero, c'è alla base di entrambi il problema della criminalità, ma questa è sempre la conseguenza di un disadattamento sociale, e non solo di natura economica. Anzi, a tutt'altra marginalizzazione mi riferisco. Una marginalizzazione culturale e sociale, quella che subiscono gli emarginati della società civile (persone con culture, religione ed etnia differente).

Quando comincerà la mentalità civile a costruirsi sulla consapevolezza che tutti i fenomeni e le realtà tutta presentano sfaccettature? Il problema del terrorismo per esempio (oltre ad essere spesso solo una cristallizazione ideologica a cui concorrono sia i loro fautori, quanto i contestatori di piazza) è la degradazione di un aspetto della società musulmana a contatto con la modernità capitalistica ed uniformistica (ci si informi sulle radici storiche e politiche dell'estremismo islamico!), così come lo sono le nostre brigate rosse o gli stessi terroristi di ETA. Semplicemente, alla base di quello "islamista" un universo culturale differente; e i nostri parametri di analisi ed interpretazione sono destinati a non aver presa su tali fenomeni se s'attarderanno a rinnovarsi profondamente eludendo la conoscenza integrale dell'altro.
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Partire dal conoscere quindi, cercare il "giusto" che umanamente condividiamo (quanti fra noi hanno mai solo tentato di stabilire un contatto avec l'autre) passare dalla contestazione di un aspetto all' atteggiamento opposto, la valorizzazione di valori, quei valori che noi abbiamo perso e che invece si scoprono vigorosi nel mondo musulmano: l'accoglienza, la tensione verso un futuro migliore, la sincerità, lo spirito comunitario, l'onestà. Come diceva Pasolini, battersi per una cultura ed in nome di una cultura, in quanto si tratta di una cultura "diversa" - la cui novità, diremo noi, sorge all'incrocio di differenti culture - una cultura proiettata verso il futuro, e quindi al di là, fin da principio, delle culture perdute (quella di classe, borghese, e quella arcaica di popolo). "Ciò che, oggi, conta individuare e vivere è una "obbidienza a leggi future e migliori" - simile a quella che, dopo Piazzale Loreto, è nata dalla resistenza - e la conseguente volontà di ricostruzione" (Pannella e il dissenso).

giovedì 11 settembre 2008

Figure dell'immanenza

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P'i - Il Declino



Il segno è coordinato al settimo mese (agosto-settembre), quando l'annata ha superato il suo culmine e si prepara il riepiegersi su di sè dell'autunno. Sopra è il cielo, il creativo (Ch'ien), tre linne yang, ossia "ferme, solide"; sotto la terra, il ricettivo (K'un), tre linee yin, "tenere, malleabili". La caratteristica propria della qualità yang è la sua capacità di costante e creativa iniziativa, quella della qualità yin, è di rendersi disponibile ad accogliere e rendere effettiva o reale questa penetrazione benefica.
Però qui la creatività del Cielo si isola nella sua altezza, e la Terra in basso si ripiega nella sua bassezza. Non c'è penetrazione del creativo nel reale come avviene invece nell'esagramma opposto (si tenga presente infatti che le figure dell'I-Ching si leggono sempre dal basso verso l'alto). Tai -infatti- simboleggia anche visivamente una coppa aperta, la disponibilità alla fecondazione o attualizzazione delle potenze benefiche, "la pace", l'accoglimento da parte del reale del corretto agire:

Qui invece - nell'esagramma P'i - la coppa è capovolta, la situazione è ostruita. Il reale non è "in fase" con la Via. Il Classico dei mutamenti (I'Ching) afferma: " Cielo e terra non si uniscono: l'immagine del ristagno. Così il nobile si ritira nel suo valore interiore per sfuggire alle difficoltà. Egli non si lascia onorare con soddisfazioni esteriori". La creatività del cielo, la sua nobile lungimiranza è in una situazione di superficie, se esteriorizzata si perde, la situazione in questione non le permette di penetrare come l'acqua la terra, perchè vige una separazione che il saggio può solo assecondare. La saggezza in questo caso, non è un certo tipo di condotta codificata, quanto la sensibilità nei confronti delle dinamiche del reale e la capacità di favorirne il cambiamento. Come l'acqua la cui natura è scendere, il saggio non può costringerla a salire, ma può rimuovere gli ostacoli che si frappongono al suo corso. "Così il nobile si ritrae nel suo valore interiore", ossia segue la tendenza del creativo a ritirarsi (perchè le linee yang stanno uscendo nella loro salita dall'esagramma). Questo vuol dire che si astiene dal rimproverare o dal tentare di raddrizzare la realtà e le persone che lo circondano. Sopporta, coltiva la sua saggezza interiormente, e "non si lascia onorare (implicare da) soddisfazioni esteriori", che può essere letto sia come un astenersi dall'aspettarsi dei riscontri reali che ne soddisfino gli intenti, sia come un'astinenza dalle soddisfazioni materiali (il mese di settembre quest'anno coincide anche col ramadan musulmano, periodo che richiede astensioni di vario tipo, tra cui il cibo è solo una delle più esteriori, altre sono le rinuncie che purificano lo spirito...). Così il nobile attende e asseconda l'evoluzione degli eventi verso una congiuntura più favorevole all'azione.


Fonti: "I Ching, Il libro dei mutamenti, Adelphi" - "Figure dell'immanenza, una lettura filosofica dell'I-Ching, François Jullien, Laterza" - "Un saggio è senza idee, F. Jullien".



martedì 9 settembre 2008

Apertura prima linea


Contrapposizione ed identità


"Il fatto che si tolleri qualcuno è lo stesso che lo si condanni. La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata" (P.P.Pasolini, Gennariello, 13 marzo 1975).


Che l'identità si fondi sul rifiuto, sull'eliminazione, è un fatto di senso comune. Come potrei definirmi se non in contrapposizione a ciò che non sono? Eppure l'identità è sempre in formazione, in espansione-diversificazione, e ciò avviene accogliendo il diverso, l'altrui. Non c'è in questo un'evidente contraddizione?


-Sabato 6 settembre - Monte del Burriac (Cabrera de Mar, Barcelona) - issamento della bandiera catalana - personalmente presente come musicista solista (esecuzione di un canto catalano e dell'inno catalano "els segadors")- Evento di interessante spirito comunitario. Quella catalana è una comunità che esce con profonde ferite dal passato (regime franchista). La sua identità si costruisce a volte per contrapposizione (a quella cosiddetta "spagnola"), ma si sviluppa in primis per valorizzazione di caratteristiche culturali proprie (prima di tutte quella linguistica, ma non solo, letteraria, musicale, gastronomica...). L'identità spagnola anch'essa si alimenta per autovalorizzazione ma - a differenza della catalana che nella sua radicalità inneggia alla separazione - quella spagnola finisce per misconoscere caratteri locali esclusivi altrui in nome di una rassicurante unità-uniformità predefinita. Ciò nonostante la società nel suo complesso non è xenofoba, ma al contrario caratterizzata da un carattere antropologico comune: l'interesse per l'altro e il diverso. Sia le iniziative politiche, sociali e culturali, sia i mezzi di informazione riflettono questo interessamento di base.


L'italia è tutt'altro. Non esiste più spirito di comunitarismo culturale. O meglio, è talmente frammentato che non ha alcun potere decisionale capace di richiamare le istituzioni verso veri progetti innovatori (che siano di carattere sociale, interculturale, pedagogico..). Esiste oramai un totale divorzio tra politica-società, direi un disinteresse reciproco, un marginalizzazione mutua. La tolleranza del diverso - che prima si accontentava solamente d'ignorare - si è oramai dichiarata nelle vesti della condanna e del disprezzo, quando invece "conoscere" è il primo assioma per lo sviluppo. L'individualismo impera, scava fosse d'ignoranza e vivifica il liberismo capitalista. I mezzi di comunicazione di massa hanno perso quella funzione pedagogica che li caratterizzava ai loro albori (vedi il ruolo della TV nella formazione dell'italiano medio mezzo secolo fa). Vige la legge del più scaltro, è assente qualsiasi sguardo lungimirante che miri a uno sviluppo che non sia economico-consumistico. Un capitale pubblico disponibile non esiste, ogni surplus ricade nei buchi neri delle lobby e dei singoli. Infatti c'è ricchezza, ma solo individuale (e questo vale sia che si tratti di ricchezza delle tasche o delle menti). E ciò che più preoccupa: non c'è volontà di cambiare questo quadro.
Una delle ragioni di questo blog è quella di richiamare voci per la rivendicazione di tale volontà al cambiamento e per la discussione sulle possibili modalità attraverso cui farla emergere.